Black Monday 1987: 30 anni dopo è possibile un altro lunedì nero?

27 ottobre 2017


MONDO TRADING

Lunedì 19 ottobre 1987, l’indice Dow Jones perdeva 508 punti, quasi il 23%, trascinandosi dietro il mercato azionario mondiale. Oggi potrebbe ancora succedere?

Il crollo della borsa di Wall Street del 1987 è ricordato come uno degli eventi finanziari più eclatanti della storia. Il lunedì nero pose fine in modo memorabile a una bull run sui titoli azionari americani iniziata nel 1982. La ragione per cui non viene ricordato come il peggior crollo finanziario della storia è che i tempi di recupero furono estremamente rapidi, se paragonati al crollo del 1929.
Si trattò comunque di un momento incredibile, che segnò il maggior ribasso della storia avvenuto in una sola seduta, doppiando il terribile primato di quasi 60 anni prima.

Black Monday Anniversary

Il lunedì nero nella borsa italiana e in quelle mondiali

Anche se per ragioni legate ai volumi scambiati e alla potenza mediatica che ebbero le dirette da Wall Street di quel giorno, New York non fu la peggiore piazza del mondo. Altre borse, in particolare nell’area asiatica e pacifica, si comportarono peggio: Hong Kong crollò del 45,8%, la borsa australiana del 41,8%; meglio invece l’Europa dove la borsa di Londra registrò -26,4% e Milano solo -6,4%.
Erano gli albori di quello che sarebbe diventato il mercato telematico azionario, antenato del trading online, e una parte del crollo fu causato, oltre che dal panico dilagato fra gli investitori, proprio dall’uso degli stop loss elettronici, già ampiamente utilizzati.
L’impatto sui mercati mondiali del lunedì nero è stato così forte da aver di fatto rivoluzionato il mercato azionario mondiale. Da allora, per esempio, i mercati mondiali più importanti prevedono la sospensione dei titoli per eccesso di ribasso, concepita soprattutto per evitare effetti cascata.

Quali eventi portarono al lunedì nero del 1987?

Per i primi periodi successivi, buona parte della responsabilità del crollo del 1987 venne attribuita al panic selling, acuito dall’utilizzo del “program trading”, una basilare tecnica di negoziazione automatica in cui i computer effettuavano le compravendite in base a limiti di prezzo prefissati.
Con il passare degli anni, gli storici e gli analisti di borsa concordano sempre di più nell’affermare che si è trattato di una concomitanza di fattori. Per esempio, alcuni segnali ci furono già dalla settimana precedente, quando il Dow Jones perse il 10% in tre sedute, segnando il calo più netto in molti anni.
Inoltre anche il Black Monday fu originato da una serie di coincidenze. Mercoledì 14 ottobre circolò un rumor su una nuova tassa sui profitti, che causò un aumento delle vendite, ribassando l’indice di 96 punti. Il giorno dopo non ci fu rimbalzo tecnico: -58 punti. Venerdì 16 era giorno di scadenza per molte opzioni, e a causa di una chiusura anticipata della borsa di Londra, molti dovettero liquidare sul mercato di New York. Nel weekend si susseguirono moltissime voci incontrollate. Ricordiamo che si trattava di un periodo in cui la circolazione delle informazioni era molto diversa, Internet non esisteva e anche l’accesso agli strumenesnti di trading era molto più limitato.
Le perdite dei giorni precedenti e le voci incontrollate diedero il via al crollo del lunedì, che fu acuito dal panico e dai primi (e rudimentali) sistemi di trading automatico.
Alcuni analisti ritengono anche che parte del crollo del sistema fu strutturale: quasi banalmente, gli operatori che all’epoca registravano le transazioni, durante la giornata vennero così sovraccaricati da non riuscire più a seguire il mercato, il che innescò ulteriore panico.
Black Monday FTSE

Oggi potrebbe verificarsi un altro lunedì nero?

Il motivo per cui il crollo del 1987 non è considerato al pari di quello del 1929 è che il mercato impiegò un tempo relativamente breve, 2 anni, a riprendersi, mentre i tempi del martedì nero furono infinitamente più lunghi: un segno evidente di quanto il mercato in 60 anni fosse cambiato.
Oggi, al di là di una semplice estensione di ragionamento, ci sono nuovi parametri che vanno presi in considerazione. Partiamo dall’ultimo: proprio grazie alle piattaforme di trading online e ai nuovi strumenti, un crollo strutturale del mercato azionario è praticamente impossibile. Almeno questa possibile causa è praticamente scongiurata, per semplici ragioni tecniche: i sistemi informativi sono più efficienti, meglio mantenuti e anche in termini di disaster recovery la tecnologia ha fatto passi da gigante.
Per quanto riguarda l’aspetto umano, all’epoca i trader erano un numero ristretto, quasi una élite, e le voci di corridoio avevano un impatto immenso sul mercato. Oggi le voci di corridoio sono sostituite da blog e forum finanziari, il che potrebbe portare facilmente a voci incontrollate. Tuttavia le conferme viaggiano di pari passo, e normalmente le voci false vengono stroncate da smentite o conferme ufficiali più rapidamente: all’epoca rischiavano di circolare e ingigantirsi per tutto il fine settimana.
Inoltre, oggi il mondo del trading è molto più articolato: gli strumenti di trading online permettono l’accesso a un numero maggiore di persone e i mercati, anche senza tenere conto di quelli paralleli e delle dark pool, si sono differenziati. Oggi sono disponibili più borse certificate, più prodotti (gli ETF per esempio sono nati nel 1993) e soprattutto numerosi strumenti di controllo in più: abbiamo citato l’eccesso di ribasso a titolo di esempio.
Infine, e questo è certo, nessuno può prevedere come reagirà il mercato: il caso ancora aperto del flash crash del 2010, per esempio, avrebbe potuto trasformarsi con estrema rapidità in un nuovo giorno nero. Ma il mercato, non è certo se per cause tecniche, lo compensò in pochi istanti.


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