Bolla tecnologica in corso? Timori infondati



MONDO TRADING

Quando i titoli tecnologici salgono troppo, i timori per una nuova bolla tecnologica si fanno sentire. Ma non è ancora il momento di preoccuparsi.

Anche se le statistiche non hanno memoria, gli investitori sanno bene che, invece, il mercato finanziario spesso ne ha. In particolare per gli eventi che, in qualche modo, hanno segnato la storia della finanza, come la bolla tecnologica delle dot-com della fine degli anni ’90. Ecco perché il mercato, che in qualche modo tende a ricondurre gli andamenti a schemi noti, si interroga con una certa frequenza sull’andamento dei titoli tecnologici. A quasi vent’anni di distanza infatti il timore che proprio la prossima bolla speculativa arrivi un’altra volta dal settore delle nuove tecnologie, genera ancora qualche diffidenza sui mercati, anche se le aziende del settore ormai sono solide e generano profitti. Ma la bolla tecnologica, spesso annunciata e raramente concretizzata, sta davvero per esplodere? Non secondo diverse fonti autorevoli, che ne spiegano le ragioni.

Bolla tecnologica? Secondo Deutsche Bank non ci sono i presupposti statistici.

Secondo un grafico proposto di recente da Deutsche Bank l’andamento dei titoli tecnologici quest’anno non sembrerebbe inusuale, se confrontato con le serie storiche. Se è vero che quest’anno il settore tecnologico è stato quello con le performance migliori, superando la media del 20%, è anche vero che le prestazioni sono al di sotto della media storica.
Da quando esiste questo tipo di rilevamento, il miglior settore di ogni anno ha superato la media di tutti i settori dell’indice S&P 500 del 22,8%, mentre nel 2017 i tecnologici si sono fermati al 20%.
Come se non bastasse questo dato a fermare i timori di una nuova bolla speculativa sui titoli tecnologici, l’analisi di scenario aggiunge un altro dato: oggi le aziende tecnologiche quotate in borsa hanno, mediamente, buoni ricavi, modelli di business solidi e dividendi interessanti.
Alla fine degli anni ’90 alcune di quelle quotate in borsa non avevano nemmeno un modello di business credibile, mentre oggi in molti casi si parla di azienda che hanno già dimostrato agli investitori la loro redditività.

Outperformance of the top S&P 500
Sources: Bloomberg Finance LP, Deutsche Asset Management Investment GmbH as of 11/29/17
* Orange bars indicate years when the tech sector was the best performing sector
** Year-to-date outperformance

Nel grafico, vediamo confrontata la miglior performance di ogni anno, confrontata con la media di tutti i settori dell’indice S&P 500. In arancione sono indicati gli anni in cui il settore migliore è stato quello tecnologico.

La bolla tecnologica era già stata smentita a giugno

Questa volta dalle parole di Merry Lynch della Banck of America che, come riporta Business Insider a giugno dichiarava che la crescita delle azioni legate ai titoli tecnologici non era ancora irrazionale. Secondo l’analisi di Merry Lynch infatti c’è una sostanziale differenza nel comportamento che gli investitori avevano prima della bolla speculativa di fine anni ’90 e l’atteggiamento annuale dei mercati. L’analisi è stata fatta da Bank Of America con un sondaggio presso alcuni grandi investitori. Quello che è emerso è che alcuni investitori avevano l’impressione che i titoli tecnologici fossero sopravvalutati, ma non hanno ridotto le loro liquidità, contrariamente a quanto è accaduto alla fine degli anni ’90. In quel caso infatti, alla sensazione che i titoli fossero sopravvalutati, è seguita una repentina “fuga” dal mercato. In questo caso i grandi investitori sentiti durante il sondaggio hanno “tenuto” anche quando il mercato stava raggiungendo prezzi importanti, segno che il settore ha saputo conservare la fiducia. In altre parole, anche se i titoli tecnologici sono considerati costosi, non ci sarebbe la sensazione che siano “gonfiati”, secondo quanto riporta Business Insider.

Cautela giustificata

Quello che sembra chiaro è che i tecnologici negli ultimi mesi sono cresciuti e, come sempre, questo attira le attenzioni di analisti ed esperti. Che tuttavia, non sono concordi. Se da un lato infatti alcuni temono un nuovo 1999, altri sono più pragmatici. Usa Today riporta una interessante analisi di Jonathan Golup, che rimanda l’attenzione a due temi fondamentali. Il primo, ancora una volta, è la profittabilità delle aziende quotate, che oggi è concreta e misurabile, diversamente da quanto accadde nel 1999. Il secondo dato, più tecnico, è che per quanto oggi i titoli tecnologici siano percepiti come costosi, il loro valore è relativamente basso rispetto alle vette raggiunte alla fine degli anni ’90.


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