Il Dow Jones fra i 23.000 e 24.000 punti. Le ragioni della crescita



MONDO TRADING

Il Dow Jones Industrial Average ha superato il 18 ottobre la milestone dei 23.000 punti, la quarta del 2017

dow jones industrial average

Fra gli addetti ai lavori si parla da diversi mesi del fenomeno noto come Donald Trump Stock Market Rally, che ha condotto e sta conducendo le borse americane in una crescita la cui tendenza è ormai un trend annuale: dall’insediamento del nuovo presidente americano, le borse statunitensi non hanno dato segni di grandi cedimenti, lasciando sul mercato solo qualche punto di tanto in tanto. Ma i grafici in generale, parlano chiaro. Osserviamo, per esempio, l’andamento degli ultimi 3 anni.

Dow Jones Industrial Average

Niente di nuovo sotto il sole, insomma, nemmeno nell’ultimo mese e qualsiasi previsione oggi è di fatto un azzardo. Ma capire le cause di questa crescita senza dubbio può aiutare a fornire una analisi di scenario il più completa possibile.

Non è solo merito di Donald Trump

Abbiamo già visto come il nuovo Presidente degli Stati Uniti sia solito celebrare i record del mercato azionario attraverso Twitter e gli altri social media, ma le ragioni di questa continua crescita sono da cercare anche altrove. Prima di tutto basta osservare i grafici per rendersi conto che la crescita del mercato azionario era già forte con l’amministrazione precedente, e poi perché ci sono altre contingenze che contribuiscono a creare questo quadro. Certo, i mercati sono ottimisti nei confronti degli effetti del Trump’s Tax Plan, che ha incassato proprio in questi giorni il si della camera, ma si tratta di un dato in un panorama più ampio.
Per esempio, ricordiamo che fra le 30 compagnie che costituiscono il Dow Jones Industrial Average, ben 6 hanno a che vedere direttamente con le nuove tecnologie (Apple, Cisco, IBM, Intel, Microsoft, Verizon); se aggiungiamo quelle che hanno a che fare con la ricerca e lo sviluppo, per esempio Geneneral Electric o United Technlogies, vediamo come anche uno degli indici più solidi e antichi degli Stati Uniti sia fortemente condizionato dall’innovazione tecnologica, che sappiamo essere un trend in crescita esponenziale. Ironia della sorte, è stata proprio IBM, un’azione del settore tecnologico, a permettere la chiusura del Dow Jones sopra i 23.000 punti, il 18 ottobre scorso. Infine, c’è una considerazione che alcuni analisti stanno prendendo in analisi, cioè che la continua crescita del mercato azionario statunitense sia da osservare anche da altre prospettive: per esempio, secondo Marketwatch.com potrebbe essere dovuta alla relativa debolezza del dollaro.

4 milestone in un anno: un dato senza precedenti

Quello che è evidente è che il 2017 è stato un anno irripetibile per il Dow Jones. Per la prima volta nella storia, infatti, l’indice ha superato ben 4 milestone in un anno:

  • 20.000 punti raggiunti il 25 gennaio 2017
  • 21.000 punti raggiunti il 1 marzo 2017
  • 22.000 punti raggiunti il 2 agosto 2017
  • 23.000 punti raggiunti il 18 ottobre 2017

Da segnalare inoltre che il passaggio fra la milestone dei 20.000 e 21.000 punti è avvenuto in soli 24 trading days, giorni di negoziazione, ed è stato il più rapido della storia, a pari merito con quello avvenuto fra il 29 marzo e il 3 maggio 1999, in piena dotcom bubble. Dati che meritano attenzione e che senza dubbio un buon trader dovrebbe prendere in considerazione nelle sue analisi.
Fonte dati indexologyblog.com

Cos’è L’indice Dow Jones e perché è così importante

Fra i motivi per cui il Dow Jones Industrial Average è uno degli indici più osservati al mondo ci sono anche ragioni storiche. Il “Dow” infatti è fra i più antichi degli Stati Uniti (risale al 1896, mentre il più antico in assoluto è il Dow Jones Transportation Average, creato nel 1884), e pertanto mette a disposizione una serie di dati storici impressionante.
Inoltre, le compagnie incluse nell’indice, oggi 30, tendono a rispecchiare i trend macroeconomici degli Stati Uniti in particolare e dell’economia in generale. Per rendercene conto, è sufficiente confrontare la composizione dell’indice originale con quella di oggi:

Il Dow Jones Industrial Average nel 1896
  • The American Cotton Oil Company
  • The American Sugar Refining Company
  • American Tobacco Company
  • Chicago Gas Light and Coke Company
  • Distilling & Cattle Feeding Co.
  • General Electric Company
  • The Laclede Gas Company
  • National Lead Company
  • North American Company
  • Tennessee Coal, Iron and Railroad Company
  • The United States Leather Company
  • United States Rubber Company
Il Dow Jones Industrial Average nel 2017

La versione attuale dell’indice è stata aggiornata il 19 marzo 2015, con l’uscita di At&T e l’inserimento di Apple.

  • 3M
  • American Express
  • Apple
  • Boeing
  • Caterpillar
  • Chevron
  • Cisco Systems
  • Coca-Cola
  • DowDuPont
  • ExxonMobil
  • General Electric
  • Goldman Sachs
  • The Home Depot
  • IBM
  • Intel
  • Johnson & Johnson
  • JPMorgan Chase
  • McDonald's
  • Merck
  • Microsoft
  • Nike
  • Pfizer
  • Procter & Gamble
  • Travelers
  • UnitedHealth Group
  • United Technologies
  • Verizon
  • Visa
  • Walmart
  • Walt Disney

L’unica compagnia ancora presente dell’indice originale è General Electric, tuttavia anche la sua presenza non è stata continuativa: negli ultimi anni del 1800 e i primi del 1900 l’azienda è stata fuori dall’indice a più riprese. Attualmente è inclusa nel Dow Jones da “soli” 110 anni consecutivi.


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