I NOLI, I CICLI ECONOMICI E UN’OPPORTUNITÀ DI TRADING MIRATA

 28 febbraio 2019
L. Velardo e G. Borsi


MONDO TRADING

Libro Borsi

Charles Dow, ideatore con Edward Jones del Dow Jones Industrial Average, è passato alla storia come il padre dell'analisi tecnica, ma non tutti sanno – o considerano – che scelse i primi 11 titoli per la composizione dell’indice tra i titoli dei settori ferroviario e industriale, perché aveva capito che la ciclicità dei settori è un efficacissimo barometro delle condizioni dell'economia reale (il suo interesse specifico non aveva a che fare con la previsione dei mercati in ottica speculativa).

L’intuizione geniale risiede nella correlazione dell’andamento dell'Industrial Average e della Rail average: i due indici dovevano confermarsi a vicenda e anche i volumi dovevano confermare il trend, altrimenti nessun segnale rialzista o ribassista serio poteva verificarsi.

Perché la scelta del settore dei trasporti e del settore industriale?

I titoli relativi ai trasporti dipendono largamente dagli accadimenti economici ed anticipano una probabile crescita economica: quando inizia la ripresa economica, i magazzini sono vuoti e si richiedono materie prime per iniziare la produzione, il volume dei trasporti aumenta e gli investitori spingono al rialzo i prezzi delle azioni dei trasporti. Analogamente quando il ciclo economico è a un suo punto di massimo, le aziende sono sovraccariche di scorte e, quando le vendite cominciano, la domanda di materie prime naturalmente va a scemare, portando al ribasso anche le relative quotazioni.

Il settore industriale è necessariamente associato ai mezzi di trasporto: ce ne accorgiamo se scioperano i camionisti e dopo pochi giorni i supermercati sono vuoti!

Nell'arco di oltre un secolo, il Dow Jones Industrial Average ha subito notevoli modifiche ed arricchimenti nella composizione.
Nel 1897 Dow divise l'indice in 2 parti: 12 titoli di società industriali e 20 titoli di società ferroviarie.
Il 6 ottobre 1997 appaiono per la prima volta i futures e le opzioni sul Dow Jones.

Oggi l'indice è calcolato soppesando il prezzo dei principali 30 titoli di Wall Street.

Da che esistono i mercati, gli andamenti dei prezzi, tra infinite varianti, sono ciclici:
  • fase di espansione economica in cui si sveglia il TORO e gli investitori istituzionali gradualmente accumulano titoli a prezzi bassi. A seguire gli ottimisti, sempre più euforici, che reattivamente saltano sul treno in corsa, finchè gli acquisti si placano
  • fase recessiva in cui si sveglia l'ORSO e la palla passa in mano a chi decide di distribuire le posizioni lunghe nel frattempo accumulate, in un crescendo di paura, che nei casi più acuti si trasforma in vero e proprio panic selling
  • ripresa economica e si riparte

Se Dow già più di un secolo fa aveva identificato nei trasporti un tema centrale, nel 1985 è arrivato il Baltic Dry Index, che misura i costi del trasporto marittimo e quelli dei noli delle navi 'dry bulk cargo', ossia che trasportano materiali non liquidi e sfusi. Anche se il nome lo fa sembrare un indice riferito al Mare Baltico, in realtà tiene conto di tutte le rotte marittime mondiali ed è considerato come uno dei principali indicatori di crisi economica.

Baltic Dry Index

Il Baltic Dry Index è crollato del 50% da inizio 2019: una grande nave da trasporto di materie come acciaio, alluminio e carbone costa oggi infatti solo circa 8.000$ al giorno, meno della metà del livello medio dello scorso anno.

Gli altri principali indici mondiali segnano tutti rialzi anche del 10% da inizio anno.

Quando lo scenario è così teso, l’operatività va limitata per ridurre inutili e stupidi strafalcioni e va aguzzato l’ingegno per fare poche operazioni, fatte bene.
Da qualche tempo stiamo osservando l’andamento e le mosse di D’Amico International Shipping, che si occupa proprio di noli.
Che le condizioni economiche di base siano di espansione o di contrazione, quando arriva un aumento di capitale, meglio stare sull'attenti e preparare le cartucce col dovuto anticipo, perché quando l'operazione parte, non sta di certo ad aspettare gli indecisi.
D'Amico ha convocato un'assemblea straordinaria che si terrà lunedì 11 marzo e che dovrà decidere un ulteriore aumento di capitale di max 60 milioni di dollari per far fronte alla crisi, dopo altre due ricapitalizzazioni, avvenute nel 2012 e nel 2017, in cui D'Amico chiese al mercato rispettivamente 65 e 35 mln di euro.
Oggi la società capitalizza 66 milioni di euro, per cui meno di quanto incassato nei due ultimi aumenti di capitale. Già questo non è un segnale molto incoraggiante.
Per muoverci con criterio, guardiamo cosa successe nei due aumenti precedenti:

  • nel 2012 il “Sole 24 Ore” in prima pagina scriveva “D’Amico crede nella ripresa, investe 100 milioni in nuove navi”. Se uno si affidava a questa lettura, era incentivato a comprare, ma sul prospetto informativo dell’operazione c’era scritto che D’Amico chiedeva soldi al mercato per far fronte al pagamento di nuove navi che aveva ordinato diversi anni prima (prima della crisi del 2008) e che a quel punto doveva saldare! E’ tutta un’altra storia.
  • nel 2017 il mercato festeggiò con un buon rialzo la notizia che D’Amico aveva ceduto una nave con la formula del leasing back: il mercato aveva visto con favore l’idea che entrassero soldi nelle casse della società, ma in realtà questa operazione significava che la società aveva un bisogno disperato di fare cassa.

D'Amico ha ripetuto la stessa formula più volte anche in questi ultimi ultimi mesi, ma ora il mercato non ci crede più a furia di batoste e non ha più nulla da festeggiare, visto che D'Amico da quella prima vendita in leasing back ha perso oltre il 70% del proprio valore!
E’ un po' come quando una società quasi fallita annuncia di aver raggiunto un accordo con le banche per ristrutturare il debito e fa un aumento di capitale per rilanciare l'azienda: il mercato sale nell'immediato, perché si è scongiurato il fallimento e solo dopo realizza che con l'aumento di capitale (rigorosamente diluitivo e a forte sconto) il titolo andrà ben più in basso di prima della notizia del salvataggio.
Massima attenzione a comprare e vendere titoli seguendo le notizie, l'unica formula “magica” da perseguire è contestualizzare e ricordarsi sempre che le quotazioni di borsa riflettono anche e soprattutto le aspettative di tutti gli operatori.

FCA ad esempio ha recentemente presentato risultati record per il 2018, ma l’essere stata fredda sul 2019 l’ha fatta crollare del 12% ed anche la Juventus, sulle voci dell'acquisto di Ronaldo salì impetuosamente quasi raddoppiando di prezzo, ma all'ufficialità della notizia ha reagito con un -10%, confermando un vecchio saggio che recita “compra sui rumors e vendi sulla notizia”.

Adesso non si sanno ancora le condizioni e le tempistiche del prossimo aumento di capitale di D'Amico, aspettiamo con attenzione l’assemblea dell’11 marzo, perché potrebbe dare spunti operativi chiari, anche in attesa della partenza dell’operazione stessa.
Gli aumenti di capitale richiedono una conoscenza molto raffinata di determinate dinamiche tecniche, che si realizzano nello specifico solo durante queste operazioni, e la padronanza della conoscenza dei comportamenti e delle reazioni dei singoli individui e dell’insieme degli operatori.
Per avere realmente successo in Borsa, indipendentemente dal livello di approfondimento e di difficoltà della tua operatività, è necessario saper bilanciare le conoscenze tecniche e le conoscenze psicologiche. Questo è il fulcro di BANKARATE. Manuale di autodifesa dai colpi bassi del mercato, l’ultimo libro di Luana Velardo e Giovanni Borsi.

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