Indipendenza catalogna: l’impatto sulle borse post-referendum



MONDO TRADING

A distanza di più di un mese, l’effetto del referendum in Catalogna si fa ancora sentire, ma senza allarmi rossi

Indipendenza Catalogna

Il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha lasciato strascichi più o meno palesi in molti aspetti della vita dell’Unione Europea, soprattutto sotto il profilo politico. Naturalmente anche il mercato azionario e le borse ne sono state coinvolte.

Questo era facilmente prevedibile, così come era facile immaginare che, in una situazione fortemente indefinita, le borse spagnole avrebbero avuto qualche contraccolpo. Che tuttavia, è stato contenuto in una finestra temporale molto limitata.

Le borse spagnole post referendum

La situazione, tuttavia, si è stabilizzata molto in fretta: è vero che il 4 ottobre c’è stato un picco negativo ma ora, sulla lunga distanza, è evidente che ha modificato solo marginalmente l’andamento degli indici di borsa spagnoli. Ecco, per esempio, come si è comportato l’IBEX 35 negli ultimi 6 mesi:

IBEX Indice
Fonte immagine: bolsamadrid.es/ibex-grafico

Qualcosa è cambiato ma nel corso degli ultimi 50 giorni il tono delle notizie si è decisamente ridimensionato, anche in funzione di quello che leggiamo sui giornali di politica internazionale: la gestione della situazione da parte del governo centrale spagnolo sta reggendo, e di conseguenza anche gli indici hanno abbandonato la frenesia che ha contraddistinto i giorni a ridosso del referendum per l’indipendenza catalana e quelli immediatamente successivi. Per esempio, il 27 ottobre The Indipendent titolava ancora Indipendenza della Catalogna: le azioni della borsa spagnola in rapida svendita dopo che il parlamento Catalano ha votato per la secessione.
Tuttavia, a quasi un mese di distanza, anche in questo caso l’andamento non sembra particolarmente sensibile alle dichiarazioni di quel tipo.
Che nella zona ci sia ancora fermento è un fatto. Ma come questo fermento venga vissuto, cambia moltissimo a seconda dei contesti.

Referendum in Catalogna: tutto fermo fino al 21 dicembre?

Le notizie iberiche continuano, di tanto in tanto, a interessare le cronache finanziarie, oltre che quelle politiche. Per esempio, il 6 novembre El Mundo pubblicava, nella sezione “Economia”, un report intitolato: Gli advisor delle multinazionali consigliano di lasciare in Catalogna solo le attività indispensabili.  La redazione del giornale spagnolo, avendo avuto accesso ad alcuni documenti preparati da Rödl & Partner per un’azienda tedesca presente in Catalogna, riporta come il cliente intenda spostare tutte le attività possibili fuori dalla Catalogna, lasciando in questa solo quelle indispensabili. Il piano di uscita, tuttavia, ha esclusivamente motivazioni tecniche, per garantire la tutela degli interessi di clienti, dipendenti e azionisti. Una manovra cautelativa insomma, in attesa del 21 dicembre, anche se, sempre secondo El Mundo, l’applicazione dell’Articolo 155 della Costituzione spagnola da parte del governo centrale ha portato serenità nell’area, con continue richieste da parte dei clienti per piani di uscita e di emergenza.

Indipendenza Catalogna: si decide il 21 dicembre

Proprio l’applicazione dell’articolo 155, con cui il premier Mariano Rajoy ha destituito il Governo catalano, ha portato alle elezioni anticipate nella regione. Il 21 dicembre 2017 i catalani saranno chiamati al voto per scegliere un nuovo governo regionale.
Il voto è considerato importante perché gli indipendentisti Carles Puigdemont e e Oriol Junqueras, ex presidente ed ex vicepresidente della regione si presenteranno come capilista per gli indipendentisti, anche se al momento il primo si trova a Bruxelles e il secondo in prigione.
Insomma, per ora tutto stabile, o quasi. Anche se le borse spagnole sembrano dimostrare una certa resilienza alle voci di corridoio.
Ricordiamo che la Catalogna non è nuova alle correnti indipendenstiste ma, questa volta, la leva utilizzata da Puigdemont per convincere la maggioranza della popolazione è stata anche economica e finanziaria. La regione infatti ha una rilevanza economica notevole: a fronte del 6,3% del territorio occupato, ospita il 16% della popolazione e produce il 20% del PIL spagnolo. Il reddito medio di 28.590 euro pro capite è uno dei più alti della Spagna, produce quasi il 25% dell’export e ha un tasso di disoccupazione medio del 13.2% contro il 17.2% di media nazionale. Inoltre, e questo è stato il dato maggiormente utilizzato dagli indipendentisti, le tasse provenienti dalla Catalogna costituiscono il 21% dell’introito statale, mentre la regione riceve solo il 10% degli investimenti nazionali.
Secondo The International Banker tuttavia, lo scenario più credibile degli ultimi giorni sarà quello in cui Spagna e Catalogna negozieranno un accordo in cui la regione avrà una maggiore autonomia finanziaria, ma senza gli estremi voluti dagli indipendentisti.


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